Biologia del lupo

Struttura del branco

Il lupo è un animale sociale la cui struttura si basa sul branco. Il branco a sua volta è una struttura basata sulla coppia dominante integrata dalla progenie di uno o più anni. Ogni branco è costituito da leader e subordinati. La coppia alfa (maschio e femmina) è la coppia leader indiscussa che deve far sopravvivere il branco in virtù soprattutto della propria esperienza e intelligenza. Essi dominano e decidono ogni azione in ogni istante della vita. La coppia alfa, inoltre, è l'unica a riprodursi una volta all'anno, in modo da trasmettere il miglior patrimonio genetico possibile alla discendenza. In realtà in Nord america è nota anche la presenza  di una coppia beta in grado di riprodursi qualora le disponibiltà alimentari lo consentano. Il capobranco assoluto  è di solito il maschio, anche se in alcuni casi può essere la femmina. La coppia alfa è sempre dominante: nella caccia dirige le operazioni (seleziona la preda, conduce la caccia e dirige l'uccisione). Infine ha la precedenza nel cibarsi. Quando la coppia è sazia lascia mangiare gli altri membri del branco. Probabilmente le parti consumate delle prede sono diverse per i vari ordini gerarchici. La coppia alfa si assume la responsabilità del benessere dal branco: di fronte al pericolo deciderà se fuggire o combattere. La coppia alfa decide chi entra nel branco e soprattutto riafferma il proprio dominio quando il branco si è temporaneamente separato. Ogni membro subordinato ha un suo ruolo ed è felice (in apparenza) di svolgerlo. Nella scala gerarchica dopo gli alfa c'è un beta o guardiano, il deputato a proteggere il branco e a far rispettare le leggi, di solito il più aggressivo. Scendendo ancora troviamo il controllore, lupo deputato a valutare che ogni membro del branco sia in grado di svolgere il compito assegnato. I lupi di rango medio-basso sono invece le vedette, quindi i più nervosi e sospettosi. Ci sono poi 3 ruoli altamente specializzati: il cacciatore, di solito femmina, in grado di inseguire a lungo le prede, la tata, cioè la lupa o il lupo che accudisce i piccoli degli alfa dopo le 6-8 settimane dalla nascita  e infine l'omega o pacificatore, il lupo che è in grado di assorbire l'energia e l'aggressività degli altri, in particolare ai pasti e nella stagione degli amori. La gerarchia è un ordine dinamico chè viene messa in discussione in particolare durante il periodo riproduttivo a fine inverno oppure quando il capobranco è anziano o muore. La complessa interazione sociale del branco permette al lupo sofisticate cure parentali: tecniche di caccia ,tecniche di sopravvivenza, tecniche di esplorazione e conoscenza dei luoghi. La rigida gerarchia del branco è una prerogativa quasi unica dei questa specie ed è molto importante per evitare lotte sanguinarie tra i membri dello stesso branco. Ognuno rispetta il suo ruolo almeno fino a quando non viene cambiato in un altro. L'aggressività dei lupi è rivolta così principalmente verso lupi di altri branchi o lupi in dispersione. L'unico momento in cui ci possono essere scontri fisici, anche violenti, è durante la stagione riproduttiva che come detto coincide spesso anche con il possibile cambio delle gerarchie nel branco. In ogni caso gli scontri tra lupi appartenenti a  branchi diversi sono rari. Il confronto si basa per lo più su continue marcature del territorio e sul coraggio o meno di passare i confini. Al termine del secondo anno di vita alcuni tra i giovani lupi, più spesso maschi, possono abbandonare il branco tramite il fenomeno della dispersione. La dispersione è uno dei momenti più difficili della vita di un lupo. Il rischio di attraversare territori popolati da altri branchi è molto alto come quello di essere uccisi da altri lupi o dall'uomo o ancora di avere difficoltà nel trovare delle prede e morire di fame. Seppur raramente i lupi in dispersione possono integrarsi in altri branchi. La naturale conseguenza della dispersione è quella di trovare altri lupi  e di formare un nuovo branco in un nuovo territorio. In Italia, dopo lo stermino di lupi del novecento, la ricopertura dei territori è avvenuta lentamente in questo modo. Allo stato attuale essendoci pochi habitat non popolati da branchi, i lupi in dispersione trovano spesso la morte. La dispersione è un fenomeno molto importante per evitare l'imbreeding con conseguente impoverimento genetico, tenendo presente che si accoppiano solo i lupi dominanti. Il numero di individui di un branco dipende da molti fattori legati sia al tipo di territorio sia alle risorse alimentari. In italia i branchi sono di piccole dimensioni, di norma comprendono dai due ai cinque individui, anche se recentemente nelle colline parmensi ho avuto modo di seguire un branco di ben 12 esemplari. Ciò è dovuto  a territori  di piccole dimensioni a disposizione del branco ( a causa dell'eccessiva antropizzazione) e alla presenza di prede di piccole dimensioni come caprioli e cinghiali. Dove esistono prede più grandi, come daini e cervi, i branchi possono essere più numerosi. In Nord america dove le prede sono di grandi dimensioni (alci, bisonti,) il numero di individui può arrivare fino a venti e i territori possono arrivare fino a 15000 km quadrati!. La caccia di piccole prede favorisce  il processo di dispersione perchè può essere fatta anche da un lupo solitario o in coppia, elimina la competizione intraspecifica, permette di avere piccoli territori di caccia del branco e favorisce la riproduzione, visto che in un branco solo due individui possono riprodursi. Il nostro territorio e la tipologie di prede hanno  paradossalmente favorito il ritorno del lupo tramite la dispersione e il conseguente aumento della  riproduzione.

Il territorio

Come già accennato il territorio occupato da un branco di lupi è di solito molto vasto e di entità dinamica, modellato di continuo da diversi fattori. I principali fattori sono la disponibilità delle prede, la grandezza delle prede, le caratteristiche fisiche e topografiche del territorio, la forza relativa del branco, il numero di individui del branco, la composizione del branco, le esigenze minime di specie per quanto riguarda gli spostamenti e i rifugi. Infine varia anche in funzione delle stagioni e del clima e per la presenza dell'uomo. Se per esempio cala la disponibilità alimentare in seguito ad un inverno rigido o per la caccia operata dall'uomo il branco tende ad allargare il proprio territorio o come estrema conseguenza a diminuire di numero, sia  per un aumento della mortalità degli individui sia per aumento del fenomeno della dispersione. Il territorio di un branco in Italia, secondo gli studi di Boitani negli anni settanta e ottanta, raggiungeva in media i 100 km2. Come già descritto, in altre nazioni i territori possono essere molto vasti, potendo misurare fino a 15000 km2 (Nord America, Siberia). Il territorio infine può essere fisso con parziale dinamismo influenzato dai fattori sopradescritti o completamente dinamico come in Nord America dove i branchi seguono la migrazione delle prede (caribù e  bisonti). Di norma il classico territorio del lupo italiano è composto da boschi di latifoglie, in quanto solo pochi esemplari vivono sulle alpi, perlopiù confinati sulle alpi marittime e sulle alpi occidentali. Mentre negli anni settanta i pochi branchi vivevano solo nei boschi più fitti e impenetrabili all'uomo, nell'ultimo decennio abbiamo rilevato branchi di lupi che vivono a ridosso delle pianure e nelle zone collinari, molto vicini agli insediamenti umani .Si pensi solo che il lupo M15 (Ligabue) fu investito da un'automobile sulla tangenziale di Parma e un'altro fu investito e ucciso sulla provinciale per Langhirano nei pressi di Torrechiara. Mentre precedentemente vedere un lupo era un caso eccezionale, negli ultimi anni sono stati fatti sempre maggiori avvistamenti anche vicino a paesi di grosse dimensioni. E' proprio recente l'individuazione di un grosso branco di lupi che ha trascorso tutta la primavera-estate del 2015  vicino a un paese (in linea d'aria soli 700 metri), che ci ha permesso di eseguire fotografie ravvicinate impensabili fino a pochi anni fa. Durante le ore diurne il lupo vive nascosto nella boscaglia mentre di notte si avventura anche vicino ai centri abitati. Cioè è probabilmente dovuto a due motivi principali: il maggior numero di individui con la conseguente saturazione dei territori più impervi e una maggior confidenza verso l'uomo, che tranne casi isolati, non mostra più quell'accanimento persecutorio che aveva nei decenni passati, anche da parte dei cacciatori. Il lupo non ama spostarsi quando piove o c'è vento perchè il suo olfatto viene limitato da queste condizioni atmosferiche, rendendolo più vulnerabile verso il suo naturale predatore, l'uomo. Viceversa, il freddo anche intenso, non limita i suoi spostamenti. La neve non determina maggiori spostamenti verso le valli come erroneamente si pensa. In realtà si vedono solo più tracce del suo passaggio che avviene continuamente anche quando non c'è la neve. Il territorio di norma comprende aree di caccia, aree di riproduzione e aree di spostamento. La difesa del territorio è fatta con continue marcature dei confini tramite le urine e le feci. Anche l'ululato gioca un ruolo di marcatura importante che opera, a differenza dei marker olfattivi, sulle grandi distanze. Due territori adiacenti di branchi diversi hanno spesso zone comuni dove entrambi i branchi si recano in momenti diversi e dove si possono rilevare maggiori presenze di marcature(buffer zones). Le aree di rifugio o siti di rendez vous sono particolari zone in cui i lupi si riuniscono di giorno per riposarsi. Di norma sono poste sugli appennini tra i 900 e 1400 metri, su versanti pendenti e con ricco sottobosco e nelle zone collinari, come abbiamo potuto osservare recentemente, anche a 300-400 metri di altitudine. Le aree di caccia o alimentazione sono di norma situate più in basso, tra i 500 e 1000 metri, in particolare in zone boschive di fondovalle dove si radunano gli ungulati. I lupi contrariamente a quanto si crede spesso seguono piste abitudinarie, anche carraie costruite dall'uomo. Proprio in queste carraie spesso troviamo i siti di marcatura. I siti di marcatura sono zone del territorio in cui i lupi, di solito dominanti, marcano continuamente con le feci. Spesso si trovano in corrispondenza di un incrocio, di un valico o di un alberello isolato e comunque su un substrato rilevato ed evidente quale può essere un sasso, un tronco, un ciuffo d'erba.

ALIMENTAZIONE e PREDE

Gli studi sulla dieta del lupo sono stati fatti sui resti di animali predati e soprattutto sull'esame delle feci. Se negli anni 1975-80 gli studi di Boitani evidenziarono che il lupo in Abruzzo si cibava prevalentemente di rifiuti delle discariche, con la ricomparsa massiva degli ungulati, il lupo italiano è ritornato all'originaria alimentazione carnea. A seconda della tipologie di prede del territorio il lupo italiano si alimenta in prevalenza di cinghiali e caprioli seguiti dai daini, cervi e raramente di piccoli mammiferi. Occasionalmente il lupo si ciba di animali domestici e di frutta (in particolare mirtilli, uva di monte, mele, pere e bacche di sorbo). Molti studi in Italia hanno evidenziato una selezione preferenziale per il cinghiale e il capriolo a differenza di altri studi europei e russi dove le prede principali sono i cervi. Un esemplare adulto mangia, in media, dai 2 ai 3 kg di carne al giorno, alternando giornate di digiuno (anche settimane) a pasti di enormi proporzioni resi possibili da uno stomaco molto grande e distensibile e da una rapida digestione (qualche ora, in modo da consentire pasti ripetuti nella giornata). In ogni caso il lupo è un predatore opportunista e generalista in grado di adattarsi a un gran numero di tipi di prede, basando la sua scelta secondo 3 fattori: abbondanza relativa di prede, accessibilità e fruibilità (ovvero quanto cibo riesce a procurarsi in relazione all'energia consumata per averlo). Inoltre la tipologia di prede varia anche a seconda delle stagioni. Il lupo di norma seleziona le prede più giovani e più vecchie al pari degli altri grandi predatori, in particolare tra i cinghiali, a specie più difficile da cacciare allo stadio adulto e giovanile. Nelle zone dove gli animali domestici non sono protetti il lupo può comunque causare gravi danni agli allevamenti, in particolare di ovini e di cavalli. Raramente il lupo può cibarsi di uomini, in particolare in Italia dove i branchi sono poco numerosi e dove esiste un'enorme diponibilità di prede naturali. Il fatto di attaccare gli uomini dipende molto dalla precedenti esperienze negative e quindi dai contatti con gli uomini stessi. Il fatto che il lupo venga sempre meno cacciato dall'uomo ma di fatto è spesso in contatto con esso potrebbe fare riprendere la sua aggressività verso gli uomini, come documentato nel passato. In accordo con le prede naturali i lupi di norma attaccano i bambini e raramente gli adulti, in particolare gli uomini. Il lupo può attaccare l'uomo quando si sente minacciato, in particolare quando in estate ha i piccoli, anche se di norma tende a fuggire. Il pericolo può essere maggiore quando avventurandosi nei boschi, malauguratamente, gli uomini si avvicinano a un loro rifugio pieno di cuccioli che non possono scappare. I lupi quando attaccano l'uomo per difesa raramente uccidono l'aggressore (non è considerata  preda), linitandosi a piccoli morsi alle caviglie. Un caso particolare e patologico è l'uccisone dell'uomo o di animali domestici da parte del lupo infettato dal virus della rabbia. In questo caso ad agire è un lupo solitario ammalato di rabbia furiosa o muta, che spostandosi su grandi distanze aggredisce un numero elevato di individui in modo brutale ma senza cibarsene. Di norma ciò avviene per pochi giorni in quanto poi il lupo muore per la comparsa di gravi sintomi neurologici. Molto spesso in Italia del centro-sud, a causa dell'elevato randagismo canino e della presenza di cani rinselvatichiti, gli attacchi agli uomini non sono fatti dai lupi, ma da questi animali, che non hanno per ovvie ragioni genetiche paura dell'uomo. Questi diventano estremamente pericolosi quando vivono in branco. In alcuni casi  i lupi si possono cibare di carcasse di animali morti per cause naturali o artificiali (scavenging). I lupi dominanti di solito mangiano per primi anche se talvolta essendo esausti per la caccia permettono ai subalterni di mangiare prima. Mangiar per primi non vuol dire mangiare sempre le parti più nobili delle prede: si parte con i visceri addominali (stomaco, fegato, intestino, milza, poi appena visibili i reni) per poi aprire la cassa toracica consumando cuore e polmoni, infine i muscoli e per ultimo  i connettivi tendinei e la pelle, spesso riservati ai lupi gerarchicamente di basso rango. I lupi possono sotterrare le parti non consumate disotterandole al bisogno di cibo.

Caccia

La caccia avviene soprattutto alla sera e di notte, in particolare nelle zone in cui vi è la presenza umana. Dove la presenza umana è scarsa il lupo si muove anche di giorno, soprattutto nelle regioni nordiche dove i giorni, a seconda delle stagioni, possono essere molto lunghi. Il lupo è un abile cacciatore ma non è mai un assassino, eccetto in situazioni particolari in cui il numero delle prede uccise può essere superiore a quelle mangiate(surplus killing). Questo avviene quasi esclusivamente sulle prede domestiche (in particolare ovi-caprini) qualora non ci siano adeguate protezioni oppure siano messe in modo tali (come le recinzioni) da non consentire un'adeguata fuga delle prede. Raramente può avvenire anche su prede selvatiche qualora ci siano condizioni climatiche sfavorevoli, come la nebbia fitta o la neve alta, che impediscono alle prede di scappare. Ancora è stato osservato nelle mandrie di animali domestici, che impauriti, sono precipati da dirupi o scarpate mentre venivano inseguiti dai lupi (anche se in tal caso non è un vero surplus killing ma un evento accidentale). Secondo alcuni ricercatori il surplus killing in natura può manifestarsi anche qualora i lupi decidano di procurarsi riserve di cibo per periodi prolungati, in particolare in zone dove il clima rigido permette un'adeguata conservazione della carne. Infine  è più probabile verso prede di medie dimensioni perchè uccise più facilmente con un morso alla gola, modalità che permette la lupo di passare rapidamente ad un'altra preda o ancora può manifestarsi nei periodi in cui gli adulti insegnano ai giovani le tecniche di caccia o quando essendoci una cucciolata numerosa i lupi hanno bisogno di carne ogni giorno per non far morire di fame i propri piccoli. In molti altri casi il surplus killing è operato da cani rinselvatichiti o da ibridi cane-lupo. Questi animali hanno la tendenza ad essere assassini in quanto raramente poi mangiano l'animale ucciso. Spesso i segni caratteristici sono le profonde mutilazioni che infliggono alle vittime.

RIPRODUZIONE

Il lupo raggiunge la maturità sessuale al secondo anno di vita. L'attività riproduttiva avviene una sola volta all'anno e compare a seconda delle latitudini da gennaio-febbraio(Italia) fino ad aprile nel Nord Europa, Nord America e Siberia a causa del clima più rigido che persiste fino a tarda primavera. Verso la fine della gestazione, che dura circa 65 giorni, la lupa cerca una tana adatta al parto, che può essere naturale o abbandonata da tassi o volpi. Nei grandi territori la tana è di solito situata al centro di questo, nei piccoli è più casuale ma in ogni caso è vicino a un corso d'acqua e in posti isolati e lontani dall'uomo. Come già descritto, di norma è la sola femmina alfa ad accoppiarsi e partorire i cuccioli, in modo che il miglior patrimonio genetico sia assicurato alla discendenza. Questo aspetto tipico del lupo assicura anche che non nascano troppi cuccioli in relazione alle disponibiltà alimentari. La lupa allatta i piccoli per circa 3-4 settimane, poi incomincia a rigurgitare cibo predigerito di prede al pari di altri membri del branco. Dopo circa 45 giorni i cuccioli si alimentano autonomamente e all'età di circa 2 mesi il branco con i piccoli abbandona la zona della tana per spostarsi nei siti di rendez-vous, siti di rifugio dove i lupi alloggiano abitualmente. In questi siti i piccoli protetti dalla tata aspettano il ritorno del branco dalla caccia. Solo in autunno-inverno i cuccioloni di oltre 6-7 mesi inizieranno a seguire il branco durante gli spostamenti per la caccia.

RAPPORTI CON L'UOMO E SITUAZIONE IN ITALIA

Fin dall'antichità il lupo è stato un competitore alimentare con l'uomo cacciatore, anche se l'uomo all'inizio, durante la domesticazione del cane, ne sfruttò le enormi capacità intellettive per cacciare le prede. Fu solo con il passaggio all'agricoltura e soprattutto alla domesticazione degli animali selvatici che i rapporti tra le due specie si guastarono. Si dovette attendere però il 1700 per arrivare ai grandi stermini di massa dei lupi a causa del rapido cambiamento demografico della popolazione umana, che soprattutto in Europa e Nord America, fu responsabile della deforestazione delle pianure. I lupi si ritirarano sulle montagne ma ben presto furono perseguitati anche quì. Nel 1900 in molti Stati Europei e Nord Americani il lupo era estinto. In Italia con l'abbandono progressivo delle montagne, in particolare dopo il 1980, dalle ultime roccaforti situate nella Sila, nel parco d'Abruzzo, nei Monti Sibillini, lentamente, tramite il fenomeno della dispersione, il lupo ha ricominciato a espandersi verso nord ripopolando tutta la dorsale appenninica, le alpi marittime e occidentali. Ora lo possiamo trovare ovunque anche occasionalmente nella pianura padana a ridosso della zone collinari preappeniniche. Per gli appassionati come il sottoscritto è stato un'enorme occasione per studiarne i suoi movimenti, la sua genetica, i branchi, e con altri colleghi iniziare, seppur occasionalmente, il monitoraggio su neve, il wolf howling e la raccolta delle feci per l'analisi del Dna mitocondriale. Inoltre ho avuto la straordinaria possibilità grazie al mio collega Dr.Andreani, medico veterinario del Parco regionale Boschi di Carrega e profondo conoscitore e studioso dei lupi, di soccorrere nel mio ambulatorio veterinario ben 3 esemplari di lupo oltre che di partecipare alla liberazione di 2 esemplari muniti di radiocollare gps. Purtroppo per i primi 2 lupi, che hanno subito un incidente automobilistico, non c'è stato nulla da fare, mentre per il terzo si è avuto un lieto fine con la sua liberazione nel 2012 sull'appennino. L'espansione demografica del lupo in Italia, come già descritto, è stata favorita dall'abbandono delle montagne da parte dell'uomo, ma anche da altri importanti fattori. Il primo fattore fondamentale è stato l'enorme proliferare di cinghiali, che introdotti a fine venatori, hanno subito un rapido incremento di numero per l'elevata prolificità della specie. Anche la protezione dei caprioli dall'attività venatoria ha contribuito ad aumentare le prede in particolare in zone collinari e pianeggianti favorendone l'espansione del lupo verso queste ultime. Infine la protezione legislativa del lupo, non dico che ha lo abbia salvato, ma ha contribuito  a instaurare una mentalità diversa dei cacciatori verso il loro antico competitore. Nonostante ciò ancora molti lupi ogni anno vengono uccisi da bocconi avvelenati e da trappole. In ogni caso uno delle maggiori cause di mortalità rimangono gli incidenti automobilistici legati all'eccessiva antropizzazione del territorio italiano.

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